Archivio mensile:giugno 2012

Geni al lavoro

Da quando è partito l’appello la mailing list è diventata incandescente. L’immagine che la rapprensentava meglio mi sembrava questa.

E’ tutto un ribollire di dati … Anzi per farvene rendere conto vi metto qualche estratto in copia. Io sono un pò sgomento: chissà se qualcuno si ricorderà mai di noi non addetti ai lavori e ci renderà tutto a nostra misura. Intanto accontentiamoci e guardiamo i tecnici che si districano tra le carte. Più li vedo più penso che l’idea di Fabrizio di un Workshop aperto a tutti sia geniale. Comunque non disturbiamo i geni al lavoro che sono proprio importanti.

Tecnico A: Mi scuso di non essermene accorto e di non averlo segnalato ma nell’appello c’è lo stesso errore che sul sito.
C’è confusione tra l’accordo di programma per l’area speciale Z22 di alloggi per i poliziotti (ponte lambro sud, decreto d.P.G.R. 28 dicembre 2007, n. 16640, attuatore Grassetto, superficie terreno 160.000 mq, slp residenziale 72.000 mq) e quello per l’edilizia sociale (ponte lambro nord, decreto sul BURL e approvazione del comune del 2012, superficie terreno 74.000 mq, slp residenziale 50.000 mq).
L’appello parla solo dell’accordo di programma per l’edilizia sociale (d.P.G.R. 10 maggio 2012, n. 4052), e non capisco come arriva a 430.000 mq di terreno, quando la somma dei due interventi arriva a 234.000 mq. Da una foto aerea ho calcolato che è circa un triangolo con base 1.150 metri e altezza 400 metri.

Tecnico B: La superficie indicata è quella dell’azienda agricola, e grossomodo corrisponde anche alle misure dell’area agricola che si possono desumere da google maps. Sicuramente c’è da fare un approfondimento tecnico, anche in vista del ……., perchè ci sono i due accordi di programma, poi ci sono ipotesi di ampliamento della clinica Maugeri (non so se travolte da clinicopoli) e ci saranno sicuramente altre infrastrutture di supporto oltre alle aree di rispetto autostradali. Quello che è certo è che l’azienda agricola, a seguito di queste trasformazioni, non ci sarà più, e se anche dovessero residuare degli scampoli non urbanizzati… bè, quelli diventeranno un problema da gestire e da riempire, non certo aree agricole. Capiamo se è indispensabile apportare delle correzioni all’appello, ma la sostanza, mi pare, rimanga.

Tecnico AMa a Ponte Lambro non c’è la clinica Maugeri ma l’istituto cardiologico Monzino, di proprietà dell’IEO di Veronesi e che si dovrebbe trasferire al Cerba. Mi sembra improbabile che si allarghi, a meno che il Cerba salti in seguito al fallimento di Ligresti.
http://it.wikipedia.org/wiki/Centro_cardiologico_Monzino

Il calcolo della metratura dell’area l’ho fatta con l’ortofoto del comune di Milano e  corrisponde con le metrature indicate nei due decreti.

Quando ho letto che alcune cose non andavano rese pubbliche mi sono fermato, ma vi assicuro che il tutto prosegue con una grande enfasi.
A proposito i puntini nel testo non stimolano un pò la vostra curiosità?
Chi vuole partecipare a questa avventura, dando una mano anche dal punto di vista tecnico, venga in piazza Martedì o batta un colpo sulla pagina FB.

APPELLO al Sindaco Giuliano Pisapia

APPELLO al Sindaco Giuliano Pisapia
PER LA TUTELA DELL’AGRICOLTURA DI MILANO
PER UNA CITTA’ CAPACE DI FUTURO

Vogliamo latte, non nuovo cemento sui campi!

Un progetto di nuove costruzioni a Ponte Lambro cancellerà una enorme area agricola di proprietà comunale per far posto a 830 appartamenti con vista tangenziale. Un’altra volta, in una città piena di volumi da recuperare e aree  dismesse o sottoutilizzate, si cancella agricoltura preziosissima: il solito adagio.
Occorre un drastico ripensamento, Milano non può continuare a distruggere la sua campagna

appello

Caro Sindaco,

la canzone di Celentano “Il ragazzo della via Gluck”, rende bene l’idea di che cosa sia successo a Milano dalla metà del XX secolo, all’avvio di un percorso ininterrotto di espansione della città a danno della campagna, e di rottura dei rapporti secolari di equilibrio che le avevano caratterizzate.
Oggi purtroppo quella canzone resta attuale, perchè racconta in modo efficace quanto sta continuando ad accadere in città. A Milano infatti le vie Gluck si stanno moltiplicando giorno dopo giorno, ancora a scapito di aree agricole fertili e produttive, ai margini della città.

Nel quartiere di Ponte Lambro, nei pressi dell’uscita Mecenate della tangenziale Est, un accordo di programma siglato da Regione e Comune spazzerà via 430 mila metri quadrati di terreno che dista soli 7 chilometri dal centro e che è presidiato da una delle ultime due cascine milanesi che da oltre 200 anni produce latte di qualità per la nostra comunità. La stessa cascina, di proprietà del Consorzio Canale Navigabile, è stata messa in vendita, con destinazione terziario-commerciale.

Vengono così smentite – nei fatti – le parole che la Sua amministrazione ha espresso in più occasioni a favore di una nuovo modello di città, e insieme svanisce la speranza di un cambiamento che si sarebbe dovuto concretizzare con la valorizzazione di una agricoltura milanese diversificata nelle colture e nei prodotti, capace di alimentare la città e di costruire un presidio contro il consumo di suolo. Cadono i presupposti della tanto auspicata ripresa in mano, da parte dell’amministrazione comunale, del rilancio di una economia locale in grado di rispondere alle esigenze della comunità urbana, fornendo prodotti agricoli di qualità e assicurando la storica funzione sociale degli agricoltori milanesi, in un’ottica di ricucitura del tessuto sociale e di erogazione di servizi di prossimità.

Sindaco Pisapia, non è troppo tardi: i campi di Ponte Lambro sono ancora irrigati e coltivati per produrre il foraggio, le vacche sono ancora nelle stalle, e a Milano ci sono tante aree dismesse che potrebbero accogliere un insediamento residenziale molto meglio di quanto possa fare una grande area agricola affacciata sulla tangenziale. Per questo le chiediamo di azzerare la previsione insediativa a Ponte Lambro, rivedendo l’accordo di programma per l’Housing
Sociale (d.P.G.R. 10 maggio 2012, n. 4052), fermando la messa in vendita della cascina e prevedendo invece azioni e progetti che coinvolgano la cittadinanza e la società civile, per la valorizzazione del suolo agricolo come bene comune e spazio vitale per l’attuale e le future generazioni.

Aderiscono all’appello:

  • ACLI Anni Verdi Ambiente 
  • ACLI Terra Milano 
  • Alternativa Lombardia 
  • ARCI Milano
  • Associazione Parco Sud
  • Comitato Borgo di Assiano 
  • Comitato Olona Bozzente Lura
  • Comitato X Milano Zona 8
  • Comitato X Milano Zona 9
  • Confagricoltura Milano Lodi Monza e Brianza
  • Consorzio Cantiere Cuccagna 
  • Coordinamento Milanese del Forum dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio 
  • Coordinamento Nord Sud del Mondo
  • Coldiretti Milano 
  • Confederazione Italiana Agricoltori CIA Milano 
  • Consorzio DAM Distretto Agricolo Milanese
  • Gas LoLa
  • Genitori Antismog
  • Italia Nostra Milano Sud Est
  • Italia Nostra Onlus Sezione di Milano
  • Legambiente Lombardia 
  • Legambiente “Valle Argentina” 
  • Movimento per la Decrescita Felice Milano
  • Rete dei Comitati Milanesi 
  • SICET Sindacato Inquilini Casa e Territorio 
  • Società Internazionale di Biourbanistica 
  • Tavolo per la Sovranità Alimentare

Chi volesse aderire all’appello non esiti a contattarci.

Abbattimento Ecomostro Ponte Lambro

Appuntamento a Milano in zona sud con il Sindaco Pisapia per l’inizio dei lavori di demolizione del celebre ecomostro di Italia ’90. La struttura in cemento armato, era destinata a diventare un mega albergo, ma l’opera rimase incompiuta. La Beni Stabili, società proprietaria dell’immobile si accollerà i costi della demolizione, ricevendo in cambio dal Comune la variazione di destinazione d’uso, da pubblico a privato, di due palazzi in centro chiamati Torri Garibaldi. Le ruspe hanno iniziato ad abbattere le pareti permitrali dell’edificio. Non sarà usato l’esplosivo per la grande presenza di materiale ferroso. “Dalle parole ai fatti” così il Sindaco ha celebrato l’inizio dei lavori

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Così recitava Repubblica Eravamo là anche noi. Sapete basta attraversare la strada. Abbiamo fatto qualche foto. Indovinate voi la sequenza. A proposito . Non volevamo rovinare la festa ma non abbiamo saputo resistere e abbiamo chiesto qualcosa sulla nostra beneamata Cascina Zerbone.

Non in burocratese “è stata messa a bando” vuol dire che la Cascina Zerbone è in vendita. Erano dunque vere le inserzioni di vendita di immobile comparse sui giornali questa settimana.  Non avevamo dubbi ma almeno l’abbiamo sentito con le nostre orecchie.

Sisifo consolati con questa istantanea: è il nostro sasso prima che ricada dalla rupe.

Progetti di sviluppo urbano – esperienze di programmazione negoziata

Michele Sacerdoti ci segnala un convegno dell’INU all’Acquario civico del 2008 dove l’architetto De Caro espone il suo progetto Ponte Lambro

allegando anche una sua intervista da cui riporto

I cittadini di questi luoghi, i territori a trama diffusa, sono sempre più erranti, sembra abbiano perso la stanzialità dei piccoli centri, crede che un intervento come quello che sta operando nel vecchio quartiere Ponte Lambro rispecchi il bisogno di muoversi e quello di fermarsi?

MAURIZIO DE CARO. L’ossessione del movimento e l’enigma della stasi
Non siamo capaci di fermarci davvero,non troviamo pace in nessun luogo e purtroppo in nessuna risposta,nel viaggio c’è la pervicace metafora del tracciato che racchiude l’essenza dell’architettura come prassi e come teoria.Vado verso un punto geografico sconosciuto e determino un progetto di incamminamento,mi muovo per raggiungere un qualsiasi scopo piú che qualsivoglia meta.Devo andare.Devo capire cosa c’è oltre o se preferite dentro, dietro, sotto,dopo la siepe,tra le viscere di una cadavere(se imito il dr.Faust),vivo solo perchè col movimento immagino il cambiamento,e quello che esiste(il vecchio quartiere di Ponte Lambro),non è abbastanza,per cui ho disegnato un altro quartiere,grande come quello esistente(4500 abitanti),alla fine o all’inizio del viaggio dentro Milano.Un progetto inutile,sospeso nel tempo,macinato da altre professioni razionalizzanti,che vuole essere la risposta contemporanea al sogno del quartiere di social housing piú famoso della storia.Mi riferisco al luogo auto-costruito dai barboni organizzati da Totó il buono in “Miracolo a Milano,di Vittorio de Sica.La mia architettura non ha la pretesa di “creare la casa”,ma si limita a segnare il limite tra il raggiungere un ipotetico luogo culturale,e quindi neo-urbano,e l’andare,oltre,verso nuovi modelli di organizzazione sociale della città,una proposta letteraria e utopistica,low cost,come piace ai comunicatori retorici del nostro martoriato presente.Nello spazio di questo nuovo grande quartiere urbano,voglio costruire il luogo enigmatico della stasi,e far viaggiare i nuovi abitanti verso mete centripete.

Nella road map che ci siamo prefissati c’è anche un convegno da organizzare a Ponte Lambro su tutto questo. Non credo che possa prescindere da avere De Carocome ospite d’onore e sarebbe bello che fosse lui a darci una mano a tenere il Workshop “Una proposta partecipata per il futuro della Cascina

Ecco il master plan di De Caro. Ecco l’area sud

L’Ecomostro di Sisifo

« Sísifo pure vidi che pene atroci soffriva
una rupe gigante reggendo con entrambe le braccia.
Ma quando già stava
per superare la cima, allora lo travolgeva una forza violenta
di nuovo al piano rotolando cadeva la rupe maligna. » (Wikipedia)

Che dire, ho appena ricevuto da Comunicazione.UfficioStampa@comune.milano.it

ECOMOSTRO. LUNEDI’ ALLE 14.30 VIA ALL’ABBATTIMENTO

Presenti il Sindaco Pisapia, l’assessore De Cesaris e la società Beni Stabili SpA

Milano, 22 giugno 2012 – Lunedì 25 giugno, alle ore 14.30, inizierà la demolizione dell’ecomostro nel Parco Agricolo Sud: l’albergo costruito per i Mondiali di calcio di Italia ‘90 ma mai completato e in stato di degrado ambientale e di abbandono da anni, con problemi anche per la stessa sicurezza degli abitanti della zona.

Il punto di visione sarà nell’area di via Fantoli 28 (interno 14), alla presenza del Sindaco Giuliano Pisapia, dell’assessore all’Urbanistica Ada Lucia De Cesaris e dei rappresentanti della società Beni Stabili, attuale proprietaria dell’immobile.

L’abbattimento inizierà dalle pareti perimetrali dell’edificio di 7 piani (di cui uno interrato) per un volume complessivo di quasi 180mila metri cubi di cemento e sarà effettuato con una macchina di 280 CV di potenza, dotata di braccio meccanico di 20 metri e “pinza” da demolizione. Le modalità dell’abbattimento sono state concordate con il Parco Agricolo Sud.

Con un provvedimento dell’assessore all’Urbanistica Ada Lucia De Cesaris, l’attuale Amministrazione ha messo la parola fine a ciò che era diventato uno scempio urbanistico e una ferita per Milano. Il provvedimento, approvato dalla Giunta Pisapia il 18 novembre scorso e dal Consiglio comunale il 24 novembre, ha previsto a fronte di un accordo l’abbattimento dell’ecomostro da parte della proprietà e il ripristino a verde dell’area (circa 260mila metri quadrati in località Cascina Grande, zona Monluè), cedendola definitivamente all’Amministrazione comunale in coerenza con le finalità di rivitalizzazione delineate dal Parco Agricolo Sud. L’accordo è un esempio di come pubblico e privato possano collaborare in modo proficuo a vantaggio dell’intera comunità.

“Lunedì sarà davvero un giorno storico per Milano – ha detto l’assessore all’Urbanistica Ada Lucia De Cesaris – perché abbattere l’ecomostro significa abbattere un simbolo degli scempi urbanistici della nostra città e del nostro Paese. Ringrazio Beni Stabili, che si è dimostrata particolarmente attenta all’interesse pubblico. Abbiamo già iniziato a collaborare con la Zona, i cittadini e il Parco Agricolo Sud per far sì che l’area possa rappresentare un nuovo polmone verde per il quartiere e per tutta la città, nella possibile e felice convivenza con le attività agricole del territorio”.

“Finalmente è finita questa lunga storia e chi passerà vicino al Monluè non vedrà più l’incompiuta dei Mondiali 90”, dichiara Aldo Mazzocco, CEO di Beni Stabili SpA.

In allegato la scheda dell’ecomostro

ma al di là della strada, si la Cascina Zerbone è appena al di là della strada, sono pronti a sostituire un terreno agricolo con una mezza montagna di cemento.


Come punizione per la sagacia dell’uomo che aveva osato sfidare gli dei, Zeus decise che Sisifo avrebbe dovuto spingere un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo raggiungeva la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte. Ogni volta, e per l’eternità, Sisifo avrebbe dovuto ricominciare da capo la sua scalata senza mai riuscirci.

Non sapevo che gli abitanti di Ponte Lambro avessero osato sfidare gli dei e fossero costretti per l’eternità a spostare Ecomostri da una parte all’altra della loro zona.

La Cascina è in Zona 4

Il 3 e 4 maggio sono state giornate importanti per l’agricoltura milanese. In quei giorni le istituzioni locali hanno firmato prima un accordo formale con il Distretto Agricolo Milanese e poi in un convegno pubblico tenuto a Palazzo Reale hanno cercato di ragionare di come la Terra avrebbe potuto ri-generare la Città

Di quelle giornate ho un video, tecnicamente invedibile, ma dall’audio perfetto, in cui è possibile udire interamente l’intervento di Loredana Bigatti, presidente del Consiglio di Zona 4, a proposito dell’importanza che questi temi ricoprono nell’esercizio del suo mandato.

Non sono passati neanche due mesi e in questi giorni viene presentata al Consiglio di Zona 4 una interrogazione il cui testo recita così:

INTERROGAZIONE
Oggetto: Area agricola a Ponte Lambro di 42 ettari

 Premesso che:
– con grande enfasi il Comune di Milano ha sottoscritto in data 3 maggio 2012 un “Protocollo per la valorizzazione del sistema rurale milanese” con Provincia di Milano, Regione Lombardia e Consorzio DAM – Distretto Agricolo Milanese;

– secondo tale Protocollo:
il patrimonio rurale milanese costituisce una risorsa straordinaria contro il degrado paesaggistico-ambientale, il consumo di suolo produttivo e la denaturalizzazione dei corsi d’acqua;

si vuole sviluppare un modello di agricoltura integrata con il territorio che risponda alle esigenze della comunità cittadina, fornendo prodotti agricoli di qualità e assicurando la storica funzione sociale degli agricoltori milanesi, in un’ottica di ricucitura del tessuto sociale e fornitura di servizi di prossimità;

–    l’Assessore alla Cultura Boeri ha dichiarato che il Comune di  Milano raccoglie “la sfida di un’agricoltura capace di alimentare Milano e di costruire un presidio contro il consumo del suolo”;

–  l’Assessore all’Urbanistica De Cesaris ha dichiarato che “Milano sta riprendendo in mano la sua capacità agricola che deve trasformare in un vero e proprio volano per l’economia cittadina. Il Comune intende, una volta per tutte, impedire il baratto tra agricoltura e edificazione, che negli ultimi decenni ha visto soccombere le aree verdi e agricole a favore del consumo del suolo;

Considerato che:

  • su una delle aree agricole più grandi di Milano, per un’ estensione di 42 ettari, situata nel quartiere di  Ponte Lambro, è stato previsto un progetto di lottizzazione che prevede la costruzione di edifici per uso residenziale per migliaia di famiglie;
  • che l’area su cui dovrebbe realizzarsi tale progetto è di proprietà comunale; 
  • che il Comune di Milano – Assessorato all’Urbanistica sta già programmando delle Conferenze di Servizi per dare in concessione l’area ad operatori privati che dovrebbero realizzare gli interventi residenziali;

SI CHIEDE AL SINDACO PISAPIA, ALL’ASSESSORE ALL’URBANISTICA DE CESARIS e AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI ZONA 4

  • se la concessione dell’area agricola per la realizzazione di interventi residenziali non sia in aperto contrasto con il recente “Protocollo per la valorizzazione del sistema rurale milanese” recentemente sottoscritto dallo stesso Comune di Milano;
  • quale sia quindi la reale volontà del Comune di Milano: quella di proseguire nella intenzione di revocare la concessione dei terreni all’attuale azienda che li ha in concessione per uso agricolo (Cascina Arioli) per consentire l’edificazione residenziale dell’area  o quella di essere coerenti con il Protocollo d’intesa e mantenere la destinazione agricola dell’area.

Come previsto dal Regolamento del Decentramento, si chiede risposta scritta

Rimango sempre stupito del delta che esiste tra quanto viene dichiarato e quanto poi viene effettivamente fatto dalla nostra classe politica. Credo che bisogna fermamente ricordare loro o di non fare dichiarazioni che non possono mantenere o se le fanno di essere coerenti con gli impegni che prendono con noi.

Workshop “Una proposta partecipata per il futuro della Cascina”

Forse non tutti sanno che qualche giorno fa in cascina c’é stato un incendio che ha provocato dei danni che vanno ad aggiungersi a quelli già noti. La vista del macchinario fermo e bruciato strideva con l’approccio cartaceo, amministrativo e burocratico che trasudava da ciascuno degli incontri con l’amministrazione comunale in tutte le sue articolazioni.

In questo clima Fabrizio ci ha raccontato la sua idea tesa a ribaltare questa situazione. Se tutti parlano di un esistente, definito da un passato burocraticamente immodificabile, perché non chiediamo alla comunità, ai giovani di riprendere contatto con la realtà della cascina e ridisegnare a partire dagli odori, dal paesaggio, dalle rogge, dalle mucche, dai muri un futuro diverso.

Ed ecco quanto Fabrizio propone

Obiettivo: una prima presa di contatto con l’ipotesi di trasformazione dell’area. Verifica condivisa delle possibili alternative all‘Accordo di Programma attraverso la raccolta di spunti progettuali e culturali da utilizzare per la comunicazione all’esterno e nel confronto con le istituzioni coinvolte.

A chi è rivolto:

  • cittadini
  • studenti Facoltà di Architettura

Programma 

1/ Presentazione degli obiettivi del workshop – “Una proposta partecipata per il futuro della Cascina”
2/ Definizione degli strumenti di lavoro – dalla rappresentazione alla diffusione dei contenuti
3/ Lettura della proposta presentata –

suoi elementi caratterizzanti
suoi obiettivi
quantitativi
qualitativi

4/ Individuazione sulla cartografia degli elementi caratterizzanti – lettura teorica
5/ Sopralluogo lettura pratica – riconoscimento degli elementi caratterizzanti
6/ Confronto tra i partecipanti
7/ Definizione degli obiettivi e individuazione dei gruppi di lavoro.
8/ Attività di elaborazione progettuale dei gruppi
9/ Presentazione all’assemblea delle proposte
10/ Confronto tra i partecipanti

Logistica

  • Allaccio con linea elettrica
  • Tavoli
  • Disponibilità di materiale cartografico – digitale e cartografico
  • Riprese video
  • Scansione dei documenti prodotti

Chiaramente Giampiero non ha tralasciato l’aspetto importante di quando si ha a che fare con la campagna ponendo domande su possibili grigliate insomma passare anche dal cibo per capire che cosa si perde trasformando questo tesoro in cemento.
Che ne pensate? I tempi sono stretti perché le vacanze incombono  ma credo che il gioco valga la candela.