Cascina Zerbone: la fine di 43 ettari di terreno agricolo a Milano

Quarantatre ettari di prezioso terreno agricolo, una cascina con 100 mucche che produce ancora per la centrale del latte di Milano spariranno sotto una colata di cemento.

Con la scusa di sottrarre il quartiere di Ponte Lambro al degrado e la malavita si vogliono costruire 2.000 appartamenti per 3.600 dipendenti delle forze dell’ordine e 800 appartamenti per 2.700 persone in uno degli ultimi terreni agricoli dell’est di Milano di 160.000 mq, tra la tangenziale est, il raccordo con la Paullese e Ponte Lambro, di proprietà del Comune.

Nel dicembre 2007 l’amministrazione Moratti ha approvato un accordo di programma con la Regione e l’Aler che ha trasferito da San Giuliano Milanese a Milano un progetto di costruzione di alloggi per i dipendenti delle amministrazione dello Stato che lottano contro la criminalità organizzata, sulla base di una richiesta delle aziende affidatarie Grassetto, Valdadige, Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna, Sarmar. Era previsto un finanziamento del Ministero dei Lavori Pubblici di 13 milioni di euro in base all’art. 18 della legge 203/91.

Entro tre mesi le aziende dovevano presentare un Programma Integrato di Intervento a pena di decadenza dell’Accordo di Programma. Il piano non è stato ancora presentato mentre è stata studiata nel 2007 la costituzione di una Società di Trasformazione Urbana (STU) con uno studio di Garretti Associati,  Nomisma, Ernst & Young. Nel 2008 l’architetto De Caro presentava un Master Plan ad un convegno su Piani e Progetti per la Lombardia.

Rimaneva libera un’area subito a nord comprendente la cascina Zerbone ed i terreni intorno di circa 74.000 mq, sempre di proprietà comunale, che nel 2008 era stata messa a bando insieme ad altre 7 aree per interventi di edilizia residenziale con finanziamento regionale di 7,4 milioni di euro per la parte di edilizia residenziale pubblica.

Per quest’area l’amministrazione Moratti ha deciso di avviare un accordo di programma con la Regione Lombardia ed il master plan è stato affidato ad Infrastrutture Lombarde ed è stato realizzato dallo studio Macchi Cassia. Il master plan approvato nel maggio 2011 poco prima delle elezioni comunali comprende anche l’area contigua in modo da coordinare i due interventi con il coinvolgimento dei progettisti dello studio Garretti Associati.

Prevede di costruire nell’area a nord circa 830 alloggi per una slp di 50.000 mq per circa 2.700 abitanti.

Solo 17 alloggi sono di edilizia residenziale sovvenzionata, 166 sono a canone moderato, 415 riservati a vendita convenzionata , 66 ad affitto convenzionato e 166 ad affitto con patto di futura vendita.

La giunta Pisapia il 23 marzo scorso ha confermato l’accordo di programma con una redistribuzione delle tipologie di edilizia e si è impegnata a individuare con un bando l’operatore che realizzerà i nuovi edifici e a rilasciare i permessi edilizi.

Né per questo intervento né per quello del 2007 è stata fatta la valutazione ambientale strategica e le associazioni ambientaliste e i cittadini non hanno potuto presentare osservazioni.

A sud e ad est di quest’area al confine con San Donato è prevista la costruzione di una cittadella della polizia con ulteriori 2.000 abitanti, 525 alloggi e 31.000 mq di slp, che sarà realizzata dalla stessa S.T.U.

La cittadella della polizia è probabilmente collegata al progetto di Città della Giustizia a Porto di Mare, che l’amministrazione Pisapia ha cancellato, preferendo lasciare San Vittore e il palazzo di Giustizia dove sono attualmente.

Nel master plan non c’è traccia di conservazione della cascina Zerbone né della più piccola cascina Spazzola.

Fintecna, per conto del disciolto Consorzio del Canale Navigabile Milano Cremona Po, l’ha messa in vendita ad uso terziario al miglior offerente con un bando che scade a fine luglio, senza diritto di prelazione per la famiglia Arioli, che la utilizza da 70 anni e senza vincolo di utilizzazione agricola. La cascina ha 200 anni di vita.

Il Comune propone ad Arioli di utilizzare il terreno a nord della cascina, intorno all’albergo costruito per i mondiali di calcio del 1990 e mai completato che Beni Stabili sta demolendo in base ad un accordo con il comune. Ma questo terreno è più piccolo e dovrà essere adibito in parte a parco pubblico per i residenti di Ponte Lambro. Se la cascina viene venduta a terzi per un uso non agricolo non ci sarebbero mucche da portare al pascolo in questo terreno.

La cascina fa parte del Distretto Agricolo Milanese che raggruppa 31 cascine intorno a Milano e le dovrebbe tutelare dall’avanzata del cemento, creando una sinergia tra città e campagna con la vendita di prodotti a km zero e educazione agli abitanti di Milano, soprattutto i giovani, sui lavori agricoli nella prospettiva dell’Expo 2015. La cementificazione dei 43 ettari va proprio contro questi obiettivi.

Michele Sacerdoti 

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