Un Ponte a colori, accompagnare la rigenerazione di un quartiere della periferia milanese

Abbiamo letto Un Ponte a colori, accompagnare la rigenerazione di un quartiere della periferia milanese dei ricercatori Claudio Calvaresi e Linda Cossa edito da Maggioli editore.

In rete, già citato quando parlavamo della Magia di Ponte Lambro , esiste un loro articolo legato ai temi del libro che riportiamo qui per comodità.

A nostro avviso, nel libro, non c’è traccia dell’esigenza di raddoppiare il quartiere per risolvere i problemi dei suoi servizi, come sostenuto dall’assessore De Cesaris nella sua risposta all’interrogazione fatta dal Consiglio di Zona 4.

I problemi sono stati risolti intervenendo all’interno del quartiere.

Il raddoppio del quartiere sembra essere voluto per ampliare i servizi per la salute al servizio dell’Istituto Monzino (alloggi per i parenti dei malati) e per creare servizi per gli studenti stranieri del Politecnico (Income center). Ma il Monzino deve andare al Cerba e i servizi per gli studenti stranieri possono essere creati a Città Studi, da cui vanno via il Besta e l’Istituto dei Tumori che si trasferiscono a Sesto San Giovanni.

La scuola media può essere creata ritrasformando l’aula bunker dei processi di mafia in scuola media, come era prima.

La passerella pedonale verso il futuro quartiere di Santa Giulia, se mai si farà, non è necessaria, basta migliorare i mezzi pubblici di collegamento con via Mecenate.

Interessante la frase a pag.4 del cap. 1:

Negli anni Sessanta vengono abbattuti due simboli del quartiere, il mulino e le due cascine storiche, nel decennio successivo è realizzata la copertura dell’ultima roggia rimasta scoperta e scompare la maggior parte degli ultimi campi. Viene così meno la vocazione agricola della zona, che ha fortemente connotato il paesaggio di Ponte Lambro: la cascina Canova lascerà il posto nel 1963 all’Istituto Cardiologico Monzino.

Vogliamo aggiungere che nel 2012 i campi sopravvissuti vengono sostituiti da un quartiere residenziale di 800 appartamenti e da numerose strade di collegamento, che un tram taglia in due la cascina, che la roggia Spazzola viene coperta e che il mulino Spazzola non si sa che fine fa, che la cascina  Zerbone rimane senza terreno intorno per far pascolare le vacche che saranno costrette a rimanere rinchiuse tutto il giorno con ottimo esempio di allevamento sostenibile.

Dobbiamo rivendicare il mantenimento dell’attività agricola a Ponte Lambro, in equilibrio con il quartiere e come suo arricchimento anche culturale (fattoria didattica, attività per i bambini come negli asili di Reggio Emilia, vendita diretta del latte appena munto e di altri prodotti agricoli, mercati agricoli del DAM). Il terreno agricolo recuperato intorno all’ecomostro, nonostante gli sforzi del questionario, non può sostituire la perdita di Superficie Agricola Utilizzata (SAU)ad ovest e a sud di Ponte Lambro anche alla luce delle indicazioni contenute nel disegno di legge del ministro Mario Catania sul Consumo di Suolo.

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