Archivio mensile:agosto 2012

E se pulissimo tutti insieme il Lambro?

Un viaggio di 130 km per raccontare la vita che scorre lungo il Lambro e scoprire dove e quando l’equilibrio fra l’uomo e questo fiume si è spezzato. Un viaggio attraverso i ricordi di chi vive lungo le sponde del fiume, nei quali è possibile trovare anche una speranza per il futuro.

“Ciar cumè l’acqua del Lamber” (Chiaro come l’acqua del Lambro) è un docu-film realizzato da Elena Maggioni, Hulda Federica Orrù e Carlotta Marrucci e darà possibile vederlo presso la Cineteca di Milano il 9 settembre alle ore 17.00 (via Fulvio Testi, 121 presso l’ex Manifattura tabacchi). La serata è organizzata da Legambiente Lecco dentro il Festival sulla Biodiversità .  Il lungometraggio è promosso nell’ambito del Contratto di Fiume Lambro Settentrionale.

 

Ma dopo essersi informati perché tutti insieme non organizziamo / partecipiamo a fine settembre a Puliamo il Mondo proprio su quel pezzo di fiume che attraversa Ponte Lambro?

Protagonisti a Ponte Lambro

Renzo Piano Gli standard del verde sono stati rispettati. Certo, queste due barre residenziali sono nate male, in senso socio-economico. Perché il Ponte Lambro è stato costruito come un quartiere dormitorio. Ecco l’errore storico: progettare dormitori anziché pezzi di città. Pensare di rimediare facendo tabula rasa è un altro sbaglio grossolano. Non bisogna distruggere, bisogna trasformare. Per questo occorre il bisturi, non la ruspa. E neppure il bisturi è sempre abbastanza preciso».
Da dove comincia il restauro al Ponte Lambro? 
Renzo Piano  «Si comincia riportando la vita. E la vita non è soltanto dormire e consumare. La vita è produrre. Dunque porteremo attività produttive, laboratori, terziario, artigianato. Per conto degli assessori Verga e Del Debbio, sei ragazzi coordinati dagli architetti Rossi e Di Blasi stanno già lavorando al progetto sul posto, vivendo lì, a contatto con la popolazione. Li chiamo i nostri “architetti condotti”, come i medici. Vado spesso nel quartiere e mi piace discutere con gli abitanti di tutto, anche di orti comuni e del progetto Portierato Sociale».
Portierato Sociale?
Renzo Piano  «Sì, è un’idea rubata agli inglesi. Ne avevamo discusso a lungo con Girolamo Sirchia, quando era ancora assessore a Milano. Funziona così: si uniscono alcuni appartamenti piccoli per farne uno grande dove possono vivere insieme otto o nove anziani assistiti. Ognuno ha la sua stanza, nessuno è solo o abbandonato».
E i giovani?
Renzo Piano «Arriveranno. Già arrivano. Non è vero che tutti vogliono fuggire dal Ponte Lambro. Quando avremo creato un vivaio di piccole imprese, non sarà più il luogo in cui i giovani vengono a dormire e poi spariscono. Occorre portare il lavoro, la vita attiva. Mescolare le funzioni, le classi sociali, le differenti etnie. Fare spazio agli interventi privati. Penso a piccoli laboratori, uffici, officine, stamperie: non si ha idea di quante attività nuove stiano nascendo, spesso appaltate dalla grande industria. E non sto parlando di lavoro a domicilio o impieghi solitari al computer di casa. Per fare tutto questo non c’è bisogno di demolire, bastano interventi di microchirurgia. E’ un processo molto più lento. Magari fosse stato così anche per il Muro di Berlino».

() nel processo di partecipazione tutto è sottile, contraddittorio, mutevole, e bisogna accettare questa condizione altrimenti il processo si falsifica. Ci vuole molto più talento nella progettazione partecipata di quanto ce ne voglia nella progettazione autoritaria, perché bisogna essere ricettivi, prensili, agili, rapidi nell’immaginare, fulminei nel trasformare un sintomo in un fatto e farlo diventare punto di partenza. Molti, sprovveduti o furbastri, pensano che partecipazione vuol dire trascrivere quello che i tuoi interlocutori chiedono. La partecipazione indiretta deve percorrere due strade: leggere i segni del territorio ed essere capace, attraverso questa lettura, di scoprire e interpretare la sua storia; considerando storia non solo il passato ma anche il presente e le aspettative future. Se è vero che ogni evento lascia segni nello spazio fisico, che tutto sta scritto nel territorio, si può arrivare a decifrare questa scrittura e capire il senso del luogo nel quale si deve progettare. (Giancarlo De Carlo in: Franco Bunçuga, Conversazioni con Giancarlo De Carlo, Elèuthera, Milano 2000)
Da più di trenta anni Lamberto Rossi sperimenta un’architettura/urbanistica partecipata basata sui concetti decarliani di lettura urbana e progettazione tentativa ovvero su un processo di conoscenza e di progettazione capace di mettere in tentazione il luogo attraverso una serie di aggiustamenti successivi.

Il gigante vista tangenziale che doveva essere un hotel  È, suo malgrado, il più noto esempio di edilizia incompiuta milanese. Impossibile non notare dalle tangenziali lo scheletro abbandonato in mezzo al verde. Doveva essere un hotel con 300 stanze distribuito su 240 mila metri quadrati. Doveva, perché il progetto fu avviato con la legge speciale per i Mondiali di Italia ’90. In vent’anni — tra passaggi di proprietà e vincoli urbanistici— non fu mai ultimato. Due anni fa l’annuncio dell’assessore all’Urbanistica, Carlo Masseroli: «Ne faremo un campus universitario». Niente da fare. Eppure, come spiega Antonio Macchitella del comitato Ponte Lambro, «un progetto c’è firmato dall’architetto Marco Romano e prevede la riqualificazione di tutto il quartiere».

«Io non mitizzo il calcio – dice don Agostino Brambilla, l’ inesauribile parroco di Ponte Lambro – ma credo che se avessimo un campo cinquanta ragazzini almeno li ruberemmo alla strada». I ragazzini di Ponte Lambro, giura don Agostino, sono meno aggressivi di una volta. L’ eroina è quasi scomparsa. «E non c’ è neppure troppa criminalità diffusa – spiega Antonio Tonani, ex tranviere ed ex comunista, memoria storica del quartiere – è raro che ti rubino la macchina, e se te la rubano sai a chi chiedere di fartela ritrovare». Le serate alla Cooperativa di via Vittorini (il vero cuore del quartiere, con buona pace di assessori e urbanisti) che una volta finivano a scazzottate, oggi vedono tutti insieme vecchi operai e ligéra d’ importazione, milanesoni e africani. Chissà cosa succederà, quando il progetto partirà davvero. Per adesso, a Ponte Lambro un po’ non ne sanno niente, un po’ sono sfiduciati («sulla carta a me piaceva – dice Tonani – ma chissà che fine farà»), un po’ ci ridono su. Come Aurelio Magnani, classe 1920, reduce dai campi di concentramento in India, uno dei vecchietti per cui gli urbanisti hanno progettato le abbey fields, le comunità alloggio dove far convivere quattro anziani autosufficienti: «Io a vivere con altre tre persone? Pronti. Ma voeuri anda’ duma cui giovin. E duma cui tusann. Solo giovani, e solo ragazze».

E’ come se c’era un’età dell’oro in cui  Renzo Piano , Marco RomanoLamberto Rossi,   don Agostino , Tonani,  Macchitella , Claudio Calvaresi, Linda Cossa ed altri, che sicuramente scopriremo,  coloravano tutti insieme Ponte Lambro.

Adesso che il grosso è stato fatto, la sensazione che abbiamo è che quello spirito sia andato perduto e non vorremmo che la cementificazione di Cascina Zerbone avvenga al di fuori da un clima come ” La città non è un monumento, è  un organismo che si muove, cambia, evolve e non deve essere fatta per  ma dai cittadini”, spiegando poi che il “dai cittadini”  non vuol dire far decidere direttamente la gente; bensì attivare un processo di riflessione collettiva per cui l’intera comunità acquista consapevolezza della propria storia fisica. La città, dunque, intesa come il più completo registratore delle vicende di una società: un grande palinsesto su cui viene continuamente scritta e riscritta la storia di una comunità. Imparare a leggere la città vuol dire anche imparare a ricostruire la vicenda storica, umana, sociale delle generazioni che ci hanno preceduto. E’ questo il punto: essere parte attiva di questo dialogo tra lo spazio fisico e la società che lo ha espresso.”

Cascina Merlata

Per la Città Normale di Cascina Zerbone non hanno fatto ancora un video così bello

e tutto sommato il  Corriere della Sera non  parla del progetto di Cascina Zerbone nei termini con cui il 24 marzo del 2011 parla di Cascina Merlata

LE RESIDENZE – Dei 323 mila mq di alloggi, immersi tra i 4 mila alberi di un parco di oltre 200 mila quadrati, il 60% sarà destinato a residenze convenzionate e agevolate, con un’importate quota di housing sociale che, durante i sei mesi dell’esposizione universale, ospiterà proprio il villaggio Expo per i circa duemila addetti all’organizzazione dell’evento. Accanto ai palazzi, che avranno un’altezza dai 9 ai 23 piani, sorgeranno anche un nuovo polo scolastico, un centro per anziani, un albergo e un grande centro commerciale, inserito in un vero e proprio distretto di uffici. Cascina Merlata sarà attraversata da 6 km di piste ciclabili raccordate al raggio verde che penetra fino al parco Sempione e sarà servita in futuro sia da una metropolitana leggera da Molino Dorino all’ospedale Sacco sia da un servizio di navette su ferro lungo l’asse dell’alta velocità verso Milano-Garibaldi.

4MILA ALLOGGI – Entro il 2018, , quando sarà completato il progetto di riqualificazione urbanistica che trasformerà l’area, l’offerta di case che si presenterà nel nuovo quartiere di Cascina Merlata comprenderà oltre 1.800 appartamenti in vendita a 2.500 euro al metro quadro e circa mille fra i 1.900 e i 2mila euro, oltre a quasi 2mila alloggi a prezzo di mercato e a una quota, ancora da definire, in affitto. 

Probabilmente il tutto dipende dalla vicinanza che la Cascina Merlata ha all’area Expo rispetto alla lontananza di Cascina Zerbone verso gli stessi luoghi. Ma la diversa collocazione geografica non può giustificare l’enfasi sui servizi ai cittadini nel qualificare un progetto piuttosto che l’altro. Questa è una delle critiche che ci è stata evidenziata dagli abitanti di Ponte Lambro rispetto al progetto. Ci saranno 850 appartamenti nuovi che potrebbero fare aumentare di 2000 abitanti una zona che attualmente ne conta 4000 senza avere una strategia per i servizi complessivi di un’area che tutto sommato è isolata dal resto della città. Non una parola sul ripristino della scuola media e peggio ancora l’abolizione di quella parte di progetto, più legata ad un presidio del territorio, dove gli alloggi erano destinati alle forze dell’ordine.

Il 13 luglio 2010 con un’operazione che vide  impegnati 3.000 uomini dei carabinieri e della polizia di Stato in tutta Italia, 304 vennero arrestate in diverse parti d’Italia per vari reati, tra i quali il tentativo di infiltrarsi negli appalti per l’Expo 2015 a Milano, come d’altronde era già emerso da più di un anno: fu la più imponente operazione di questo tipo degli ultimi anni e vide Milano come centrale operativa dell’operazione che assestò un duro colpo alla Mafia; pochi mesi prima il prefetto del capoluogo milanese aveva dichiarato: “A Milano la mafia non esiste”. Il 19  novembre del 2011, dopo 32 ore di Camera di consiglio e dopo una giornata drammatica anche per lo sciopero degli avvocati, nell’aula bunker di via Ucelli di Nemi profonda periferia milanese nel quartiere di Ponte Lambro, il tribunale di Milano ha emesso le sentenze di primo grado per i 118 imputati del processo contro le “locali” della ‘ndrangheta in Lombardia. 110 sono stati condannati; 7 erano già stati condannati in altri processi, 1 è stato assolto

Dunque un punto di contatto tra le due cascine c’è stato. Nel territorio di Cascina Zerbone si è parlato, purtroppo tramite un processo, delle possibili infiltrazioni mafiose a cui sono soggetti progetti a cui anche l’appalto per Cascina Merlata appartiene .

La Cascina Merlata è rappresentata nella carta disegnata da Giovan Barttista Claricio nel 1659. Sorgeva ai margini del Bosco della Merlata, che si estendeva a nord-ovest di Milano fin quasi a raggiungere Novara, Varese e Como. Oltre che da selvaggina e lupi, il bosco era anche popolato da briganti. Tra questi i più celebri furono Giacomo Legorino e Battista Scorlino, processati con 80 complici nel 1566 e condannati a morte per trascinamento alla coda di un cavallo in corsa. Dopo due ore di questo supplizio il Legorino era ancora vivo, fu legato alla ruota ma non perse conoscenza nonostante avesse arti e schiena spezzati, finché il cappellano non chiese al boia di sgozzarlo, per salvarne l’anima.  Ancora negli anni ’70 e ’80 nella cascina si svolgeva attività agricola ed allevamento bestiame (negli anni’70 c’era anche una porcilaia), poi dovette essere abbandonata. L’intera area alle spalle della cascina fa ora parte della zona destinata all’Expo 2015 e la cascina stessa era stata presentata come importante simbolo in accordo al tema “Nutrire il Pianeta-Energia per la Vita”. Tuttavia la cascina è in stato di grave degrado (ancora peggiore di quanto appare nelle foto, scattate prima che l’area venisse presidiata da guardie giurate il cui scopo principale sembra essere quello di proibire di effettuare fotografie).

Così recita il commento alle foto di Luigi Petrazzoli  della Cascina Merlata com’era e non vorremmo che, anche sostituendo il tema del Nutrire il pianeta con il tema di Periferie:cambiare si può  alla fine il risultato sia quello della didascalia ad un altra foto di Luigi Petrazzoli

Approfondiremo tutti insieme a Settembre.

Ponte Lambro un caso di Periferia

Come vi avevamo accennato abbiamo letto Un Ponte a colori, accompagnare la rigenerazione di un quartiere della periferia milanese dei ricercatori Claudio Calvaresi e Linda Cossa edito da Maggioli editore che vi consigliamo fortemente per avere un quadro di insieme del territorio in cui è parte integrante Cascina Zerbone.

A pagina 12, molto interessante oltre a delle conclusioni,  la fotografia del numero degli abitanti

Oggi il quartiere è cresciuto ulteriormente, nuovi stabili di edilizia privata sono stati realizzati, buona parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica è stato ristrutturato, nuove famiglie (soprattutto giovani) sono arrivate in quartiere.

La popolazione attuale conta circa 4.000 abitanti, di cui poco meno del 30% risiede negli alloggi di edilizia pubblica con una crescita significativa della componente giovanife (a Ponte Lambro oggi il 52% degli abitanti ha meno di 40 anni). La presenza di stranieri è cresciuta ed è oggi pari a oltre il 33% del totale. Il 16,5% vive negli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ma la rimanente quota abita in alloggi privati, spesso in avanzato stato di degrado edilizio e generalmente in condizioni di sovraffollamento.
In conclusione, la rilettura delle vicende del quartiere mette in luce come Ponte Lambro sia stato fortemente connotato dalle politiche e dai progetti che ne hanno caratterizzato la storia. Si tratta di politiche “in cerca di localizzazione”, atterrate a Ponte Lambro in modo quasi casuale, non pensate per rispondere ai problemi del quartiere e non proponendo dunque soluzioni.
Oltre alle vicende eclatanti dell’aula bunker e dell’ecomostro vale la pena di ricordare il più recente Progetto Periferie. Nel momento in cui decide che occorre fare qualcosa per le periferie, il Comune di Milano sceglie Ponte Lambro, da sempre additato come quartiere problematico, come zona simbolo su cui operare’ È considerato infatti un caso esemplare per dare risalto all’azione dell’amministrazione comunale supportata da un simbolo dello star system dell’architettura come Renzo Piano, l’associazione perfetta tra il problema-tipo e la soluzione-tipo. Il Laboratorio di Renzo Piano progettato nel 2000, è rimasto bloccato per oltre dieci anni e al suo posto, tra le case Aler ristrutturate attraverso il Contratto di Quartiere, permangono quattro scale murate, abbandonate e in una grave condizione di degrado, in attesa di intervento.

A pagina 7 ecco invece la situazione dell’edilizia pubblica

Nel quartiere sono presenti quattro diversi comparti di edilizia pubblica per un totale di poco meno di 500 alloggi:

  • Le Case Bianche, di proprietà Aler,localizzate in via Ucelli di Nemi e Via Serrati: due stecche bianche di quattro piani lunghe circa 300 metri, ed altre due di dimensioni più ridotte, a proprietà mista (Aler; Cooperative, privati).
  • Le Case Minime di proprietà comunale in via Ucelli di Nemi 58: un blocco di trentacinque alloggi di taglio molto piccolo.
  • Le Case Parcheggio di proprietà comunale in via Rilke 6-10, nei fatti assegnate stabilmente a 117 nuclei.
  • Il Quadrilatero, edificio di proprietà comunale di via Montecassino: un complesso a corte che trovandosi all’interno del nucleo storico e sulla via principale di collegartento con la città risulta più integrato degli altri con il resto del quartiere.

Per chi vuole leggere qualche pagina in più da Un Ponte a colori, accompagnare la rigenerazione di un quartiere della periferia milanese

A proposito un pò di tempo fa c’era chi diceva Vade retro, Ponte Lambro

Osservazioni al PTCP della Provincia di Milano sulle aree agricole strategiche (Def.)

Documento di indirizzi per la redazione di osservazioni al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale in ordine alla salvaguardia delle ‘aree agricole strategiche’ in un sistema coeso ed integrato proposto dal “Tavolo degli Attori su Sovranità alimentare, Parco Sud, Rapporto città/territorio”

Osservazioni al PTCP della Prov. di Milano sulle aree agricole strategiche

1.  Informazioni tecniche e amministrative; dove e come si pone ora il tema delle “Aree agricole strategiche”  

Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) è uno strumento di pianificazione finalizzato a determinare gli indirizzi generali di assetto del territorio provinciale rispetto ai quali i Comuni sono chiamati a verificare la compatibilità degli strumenti di pianificazione di scala comunale ovvero il piano di governo del territorio (PGT), i piani attuativi e gli atti di programmazione negoziata con valenza territoriale.

Per quanto attiene le aree agricole di interesse strategico la LR 12/2005 all’art.15, comma 4 stabilisce il ruolo del PTCP: “Il PTCP, acquisite le proposte dei comuni, definisce, in conformità ai criteri deliberati dalla Giunta regionale, gli ambiti destinati all’attività agricola di interesse strategico, analizzando le caratteristiche, le risorse naturali e le funzioni e dettando i criteri e le modalità per individuare a scala comunale le aree agricole, nonché specifiche norme di valorizzazione, di uso e di tutela, in rapporto con strumenti di pianificazione e programmazione regionali, ove esistenti.”

E al comma 5: “Tale individuazione ha efficacia prevalente ai sensi dell’articolo 18, nei limiti della facoltà dei comuni di apportarvi, in sede di redazione del piano delle regole, rettifiche, precisazioni e miglioramenti derivanti da oggettive risultanze riferite alla scala comunale. In tal caso per l’approvazione di detto piano si applicano anche i commi 5 e 7 dell’articolo 13.”

Il PTCP della Provincia di Milano attualmente vigente è stato approvato con la deliberazione del Consiglio Provinciale n.55 del 14 ottobre 2003. L’approvazione della Legge Regionale 11 marzo 2005 n. 12 ‘Legge per il Governo del Territorio’ ha comportato la riedizione del PTCP in termini di adeguamento alla nuova normativa e relativa valutazione ambientale dello strumento urbanistico.

Le vicende elettorali hanno portato la nuova Giunta provinciale a rivedere la proposta tecnica di adeguamento del PTCP, elaborata dopo l’emanazione della LR 12/2005 dalla precedente Giunta ma non approvata (ritirata dal presidente della provincia Penati), per giungere, dopo un nuovo processo di adeguamento, alla adozione del PTCP il 7 giugno 2012 e alla sua pubblicazione sul Burl l’11 luglio 2012.

Poichè ‘entro il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione, chiunque vi abbia interesse può presentare alla provincia le proprie osservazioni sul piano’ detto termine per la presentazione delle Osservazioni scade il 9 settembre 2012.

L’analisi della documentazione pubblicata (tav. 6 e norme di attuazione pag. 38-40) pone la seguente questione: il PTCP adottato individua gli ‘ambiti agricoli strategici’ solo all’esterno delle aree che ricadono in parchi regionali (parchi del Ticino, Groane, Adda Nord e soprattutto Parco Agricolo sud Milano).

Le aree agricole all’interno delle aree a parco risultano quindi prive di tutele ‘prevalenti’ e quindi, come già accaduto, possibile oggetto di varianti attraverso gli strumenti urbanistici comunali.

Inoltre, poiché la maggior parte dei Piani di Governo del Territorio dei comuni della provincia di Milano risulta approvata, si apre la questione del recepimento delle aree agricole strategiche all’interno degli stessi strumenti urbanistici e, conseguentemente, di loro eventuali varianti, con creazione di un ulteriore vuoto di tutele.

L’approvazione del PTCP della Provincia di Milano quindi pone alla responsabilità sociale e a quella degli altri enti territoriali un tema che è strutturale per il territorio agricolo e che il Piano stesso dovrebbe disciplinare realizzandolo sostanzialmente in base alle osservazioni da presentare entro 60 giorni dalla data di pubblicazione del PTCP e a PGT già approvati.

Si ritiene che questa situazione di criticità debba essere affrontata ponendo al centro delle osservazioni da farsi al PTCP, e quindi al centro di un’azione collettiva e di alleanze larghe con le forze sociali e le associazioni attente al tema del rilancio dell’agricoltura nel nostro contesto alcune fondamentali indicazioni proposte per la condivisione

Non si tratta solo di fornire un aiuto, o un generico indirizzo, per compilare le osservazioni, per condurle ad esito tecnico corretto e neppure solo un operato di coordinamento delle osservazioni.

Riteniamo si tratti soprattutto di assumere la responsabilità civile di esprimere una posizione forte e distinta sul valore strategico delle aree agricole, una posizione che sia alternativa all’ astensione dalla decisone attuata dalla Provincia, una responsabilità collettiva anche mediante la diffusione di questi indirizzi di fondo per le osservazioni.

 2. In termini di indirizzo  

– innanzitutto avanza la proposizione di un sistema agricolo-ambientale e paesaggistico coeso capace non solo di individuare e confermare le ‘aree agricole strategiche’ interne alle aree protette, ma di estenderle e compattarle a sistema legandole alle ‘aree di margine’ e alle ‘aree libere intercluse o di completamento’ (LR 12/2005 art.10, comma 1, lett. a), come desumibili dai Piani delle Regole dei PGT approvati nei vari comuni, e garantendo la connessione di questi sia con il ‘sistema del verde di connessione tra territorio rurale e quello edificato’ (LR 12/2005 art. 9, comma 1) desumibili dai Piani dei Servizi dei PGT approvati, sia con i parchi già esistenti nel ‘tessuto urbano consolidato’.

– tutte le aree vincolate a Parco agricolo debbono essere confermate come ambiti agricoli strategici ed intese come il cuore di un sistema coeso e più esteso, il centro di una nuova gestione del territorio che comprenda le aree contermini a quelle agricole ed i sistemi a parco;

– le aree agricole debbono essere sede di attività primaria che produca, innanzi tutto, cibo di qualità locale ed ambientale, inoltre la stessa attività primaria deve estendere la sua azione alla cura, alla gestione e rigenerazione del territorio, nonché all’azione di governo dei cicli ambientali e delle risorse necessarie ai viventi in modo da contribuire a costituire la bioregioneincludendo in essa  la città e i suoi sistemi di spazi aperti;

– questa attività deve interessare tutte le aree del sistema unitario proposto costituendo la base di una nuova economia, in parte già in essere, in grado di ricostruire anche la stessa città attraverso l’espressione di ‘valore  territoriale alternativo al valore immobiliare’ ovvero di una risorsa fondamentale per l’uscita dalla crisi. 

3.  In termini di coesione e collaborazione tra gli attori 

Questi indirizzi strategici sono rivolti a tutti gli interlocutori istituzionali , scientifici, associativi capaci di assumersi responsabilità in questo processo di ridefinizione degli ambiti agricoli strategici e hanno come obiettivo la ricerca e la costruzione di alleanze sociali estese.

Crediamo infatti che tutti noi, in questa occasione, non andiamo ad esprimere soltanto proposte marappresentiamo quelle stesse proposte nei progetti ed esperienze che conduciamo, crediamo di poterci definire uno schieramento di attori che vive queste questioni.

Questo documento di indirizzi vuole avere carattere aperto ed inclusivo e si propone per essere una sorta di ‘osservazione base’ fondamentale su cui chiediamo il confronto e la convergenza di tutti gli altri propositori di osservazioni al PTCP che condividano la valorizzazione del ruolo dell’agricoltura

Le proposte della cittadinanza attiva in rapporto con le istituzioni che debbono esprimersi in materia  possono portare anche un rilevante contributo ulteriore rispetto allo stato attuale della agibilità amministrativa di queste proposte (contrattazione ulteriore e ridiscussione della legittimità di convenzioni e patti esistenti).

4. In termini concreti, in questo quadro generale, riprendendo più specificamente alcune questioni in parte già introdotte  

Viene messo a disposizione un modello per la redazione delle osservazioni (allegato insieme a questo documento)  e che costituisce comunque passaggio indispensabile. Le osservazioni, come già detto in apertura, tenendo presente  anche il loro possibile carattere puntuale debbono:

– proporre la conferma nel PTCP di tutte le aree agricole interessanti i parchi e già presenti nel Piano delle Regole dei PGT approvati;

– proporre la massima connessione possibile delle stesse con il sistema verde normalmente indicato negli atti componenti gli strumenti urbanistici comunali (Piano delle Regole e Piano dei Servizi) specificando la materialità della connessine in termini di aree e di connessioni ecologiche lineari (filari d’alberi, siepi, elementi idrici, ecc. … );

– proporre l’inclusione nel sistema agro-ambientale anche delle aree di margine e delle aree libere intercluse o di completamento;

– garantire, ove indicato nel PTCP, la realizzazione del sistema di corridoi ecologici primari e secondari contribuendo alla loro connessione con le aree agricole;

– impedire la saldatura tra nuclei urbani limitrofi in forme di conurbazione utilizzando, dove già indicato, la categoria di aree ad inedificabilità assoluta o confermando, nei casi di PGT ancora in itinere, la categoria stessa  o la destinazione agricola;

– evidenziare la frammentazione dei sistemi agricoli e ambientali causata dalle opere infrastrutturali; le osservazioni debbono proporre revisione od eliminazione di questi interventi quali elementi di grave rottura del sistema basilare di aree agricole e di cesura dei sistemi connessi e quindi ostacolo alla possibilità di realizzazione di sistema agricolo-ambientale coeso;

– la osservazioni dovrebbero invece proporre valorizzazione e recupero delle infrastrutture del sistema agroambientale , sistemi d’acque e tracciati storici anche in rapporto con i loro terminali urbani

– riprodurre, ove possibile, esempi virtuosi di recupero ad agricolo di aree compromesse (es. comune di Corsico) od in posizioni nodali;

– proporre e sottolineare il rapporto fondamentale tra sistemi verdi e aree agricole con l’obiettivo del reciproco rafforzamento  (Parchi Locali di Interesse Sovracomunale o PLIS, Contratti di fiume, ecc.).

5. Per quanto riguarda Milanoin particolare, quale nodo  centrale 

– incentivare con proposte l’orientamento già emerso con il nuovo PGT atto ad includere nelle aree a parco agricolo i sistemi ambientali contigui (Porto di Mare, Cascina Monluè, ecc.)

– sistematizzare ed estendere i casi singoli di recupero di aree agricole e cascine(esempio Cascina Zerbone, ecc. …) rimettendo in discussione  i precedenti progetti insediativi; considerare il sistema cascine in generale come un patrimonio intrinsecamente connesso con il sistema agroambientale

– ricomprendere negli ambiti agricoli strategici le aree agricole già destinate da precedenti strumenti urbanistici a lottizzazioni (Progetto Casa, Accordi di Programma, Piani d’Area, ecc. ..  ) ma decadute o non ancora realizzate;

— proporre una consulta permanente tra i comuni esterni, Milano ed enti parco, finalizzata alla realizzazione di un patto interattivo per la difesa dell’agricoltura e alla costruzione di un territorio coeso.

Agosto 2012

Questo documento è stato esteso a nome dal “Tavolo degli attori Sovranità Alimentare…” dal Gruppo operativo formato sul tema; con contributi di: Giorgio Ferraresi (già Politecnico di Milano),  Luigi Caprarella (Milano Bene Comune), Vincenzo Vasciaveo (DESR Parco Sud Milano) Davide Lorenzoni (Milano Bene Comune), Sergio Bonriposi (Cascina Cuccagna), Angelo Marchesi (Aiab), Stefania Fontana (Acliterra, segret.Tav Att.SA)