Ponte Lambro un caso di Periferia

Come vi avevamo accennato abbiamo letto Un Ponte a colori, accompagnare la rigenerazione di un quartiere della periferia milanese dei ricercatori Claudio Calvaresi e Linda Cossa edito da Maggioli editore che vi consigliamo fortemente per avere un quadro di insieme del territorio in cui è parte integrante Cascina Zerbone.

A pagina 12, molto interessante oltre a delle conclusioni,  la fotografia del numero degli abitanti

Oggi il quartiere è cresciuto ulteriormente, nuovi stabili di edilizia privata sono stati realizzati, buona parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica è stato ristrutturato, nuove famiglie (soprattutto giovani) sono arrivate in quartiere.

La popolazione attuale conta circa 4.000 abitanti, di cui poco meno del 30% risiede negli alloggi di edilizia pubblica con una crescita significativa della componente giovanife (a Ponte Lambro oggi il 52% degli abitanti ha meno di 40 anni). La presenza di stranieri è cresciuta ed è oggi pari a oltre il 33% del totale. Il 16,5% vive negli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ma la rimanente quota abita in alloggi privati, spesso in avanzato stato di degrado edilizio e generalmente in condizioni di sovraffollamento.
In conclusione, la rilettura delle vicende del quartiere mette in luce come Ponte Lambro sia stato fortemente connotato dalle politiche e dai progetti che ne hanno caratterizzato la storia. Si tratta di politiche “in cerca di localizzazione”, atterrate a Ponte Lambro in modo quasi casuale, non pensate per rispondere ai problemi del quartiere e non proponendo dunque soluzioni.
Oltre alle vicende eclatanti dell’aula bunker e dell’ecomostro vale la pena di ricordare il più recente Progetto Periferie. Nel momento in cui decide che occorre fare qualcosa per le periferie, il Comune di Milano sceglie Ponte Lambro, da sempre additato come quartiere problematico, come zona simbolo su cui operare’ È considerato infatti un caso esemplare per dare risalto all’azione dell’amministrazione comunale supportata da un simbolo dello star system dell’architettura come Renzo Piano, l’associazione perfetta tra il problema-tipo e la soluzione-tipo. Il Laboratorio di Renzo Piano progettato nel 2000, è rimasto bloccato per oltre dieci anni e al suo posto, tra le case Aler ristrutturate attraverso il Contratto di Quartiere, permangono quattro scale murate, abbandonate e in una grave condizione di degrado, in attesa di intervento.

A pagina 7 ecco invece la situazione dell’edilizia pubblica

Nel quartiere sono presenti quattro diversi comparti di edilizia pubblica per un totale di poco meno di 500 alloggi:

  • Le Case Bianche, di proprietà Aler,localizzate in via Ucelli di Nemi e Via Serrati: due stecche bianche di quattro piani lunghe circa 300 metri, ed altre due di dimensioni più ridotte, a proprietà mista (Aler; Cooperative, privati).
  • Le Case Minime di proprietà comunale in via Ucelli di Nemi 58: un blocco di trentacinque alloggi di taglio molto piccolo.
  • Le Case Parcheggio di proprietà comunale in via Rilke 6-10, nei fatti assegnate stabilmente a 117 nuclei.
  • Il Quadrilatero, edificio di proprietà comunale di via Montecassino: un complesso a corte che trovandosi all’interno del nucleo storico e sulla via principale di collegartento con la città risulta più integrato degli altri con il resto del quartiere.

Per chi vuole leggere qualche pagina in più da Un Ponte a colori, accompagnare la rigenerazione di un quartiere della periferia milanese

A proposito un pò di tempo fa c’era chi diceva Vade retro, Ponte Lambro

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