Attento ai fossi

Gli aborigeni credono che una terra non cantata sia una terra morta:
se i canti vengono dimenticati, infatti, la terra ne morirà. Permettere che questo accada è il peggiore di tutti i delitti possibili.
Bruce Chatwin

Giuseppe Scapucci

Tra gli interpreti più intensi del Basso Milanese è poco noto fuori dal borgo dove è nato e vissuto, nonostante i riconoscimenti in vita e i rapporti intessuti con altri scrittori. Gli è stata da poco intitolata la Biblioteca Comunale.
Figlio di un muratore e di una mondina, al lavoro dopo le elementari, cento mestieri, gli studi serali, la nascita dell’interesse per la letteratura. Corrente inarrestabile di idee, sperimentatore in ogni campo e genere: una rivista di poesia, teatro, pittura, Samizdat che reca di casa in casa.
Audaci soluzioni linguistiche e strutturali connotano il romanzo Epica contadina, comparso nello stesso anno de L’ Albero degli zoccoli di Olmi (1978), e due anni dopo Novecento di Bertolucci.
Animatore di una comunità artistica a Pasturago, nottetempo azionista protoecologista, cattolico fuori dei ranghi, in rapporto con don Mazzolari e con i primi obiettori di coscienza, affabulatore nei circoli operai che aprivano sul Navigliaccio. La parola vergata ai bordi delle rogge con i dardi di luce che traversano le foglie delle pubbie vivaci.
Una sua poesia accompagna oggi le “Notti Magiche” di Binasco, alla riscoperta delle lucciole.

Alberto Maria Cuomo

Nato a Binasco, dove da sempre risiede. Laureato in filosofia, consegue il diploma post-laurea alla Scuola di perfezionamento in Filosofia di Pavia. Tra il 1968 e il 2012 l’attività di insegnamento e di vicariato del Preside. Innumerevoli corsi, seminari e conferenze presso istituti, università e Comuni. Dal 1985 al 2015 ventotto pubblicazioni di storia locale, tra le quali due sillogi di racconti e leggende del territorio, oltre a numerosi articoli. Ha scritto anche testi teatrali per le scuole secondarie. Membro della Società Storica Lombarda, ha collaborato con la Soprintendenza Archeologia della Lombardia nelle tre campagne di scavo di S. Maria in Campo (1990-1992).
Studente liceale, conosce Giuseppe Scapucci, ne diventa estimatore ed amico, nonché, con altri coetanei, entusiasta fautore del sodalizio culturale da lui promosso.

Zerideltotale Teatro Binasco

Nasce nel 1979 con lo scopo di promuovere l’attività teatrale nel e per territorio. Si interessa ad un teatro fatto essenzialmente di testi e di ricerca. Elabora e presenta opere letterarie poco conosciute, dimenticate, saggi, materiale letterario territoriale.
Ha prodotto Il Ciclope di Euripide (1980), Aspettando Godot di S. Beckett (1981, 1983); nel 1982, letture e studio di Dante (Inferno), Boccaccio (Decamerone), Alfieri (Giulio Cesare); l’Antigone di Sofocle (1989).
La collaborazione con il regista Maurizio Paroni De Castro porta all’allestimento di Cinque piani sottoterra, liberamente tratto da F. Dürrenmatt, e al lavoro per Pantagruele, Panurgo e la Canga del CRT di Milano (1995 – 2002).
Nel 1983 nasce una scuola teatrale per Tecnica di scena (lo spazio, il corpo, la voce). Dal 1995 al 2002 è attivo un corso di scrittura per sceneggiature e testi teatrali, con la drammaturga Michela Marelli, finalizzato alla realizzazione del testo La curt.
A Binasco ha collaborato col Comune, la Biblioteca, le scuole elementari e medie, l’Accra. Dal 1984 al 1994 spettacoli animatori (Carnevale con il rogo alla vecchia) e rivisitazioni storiche (Beatrice da Tenda). Collabora con l’Associazione Danza Degas per la realizzazione del balletto I viaggi di Gulliver.
In cantiere c’è la partecipazione al progetto Napoleone torna a Binasco, rivisitazione storica dell’incendio di Binasco del 24/25 maggio 1796.
Negli anni 1999 e 2000 l’allestimento di Cape Mures di Alberto Maria Cuomo, sulla base di testi inediti di epoca medioevale.
Di Giuseppe Scapucci ha messo in scena: Epica contadina (1998), La bestia addosso (2007), Una malattia chiamata uomo (2008) .

Carlo Montana

Nato nel 1954, figlio delle terre di Zibido San Giacomo, dopo il Liceo Artistico di Brera è trascinato nel vortice della mondanità artistica milanese con personali tra Milano, Firenze e Torino: stordimenti e peripezie con le quali tronca in modo netto per tornare al silenzio della casa lungo la roggia Lampugnana. Un silenzio segnato da pochi ma significativi incontri; oltre vent’anni, nel corso dei quali la pittura ha dominato la sua vita: istinto, necessità vitale, volontà, mestiere, angoscia.
Il Rock, di cui è autentico conoscitore fin nelle pieghe, lo conduce, nel 2004, all’incontro con il critico musicale e chitarrista Ezio Guaitamacchi, col quale si esibirà per l’Italia d’intorno, e per il mondo; rompendo il muro di ritrosia che lo sbarrava. Originali sessioni da cui far scaturire i guatanti ritratti di musicisti dell’intero universo Rock. Note e colori a compenetrarsi, come il genere richiede; i pennelli branditi. Lo spettatore percepisce il totale coinvolgimento dell’artista, attore inusuale del canonico palcoscenico Rock.
Lontano dall’esternazione di gestualità e pratiche pittoriche, quando il sole a picco o la nebbia sopravvalgono di silenzio la sua casa-isola fra le risaie, le tavole si palesano di zolle sulla cui affilatura adagia neve fracida, o affrancano le campiture dei luminosi seminati del Basso Milanese.
Il ritratto di Giuseppe Scapucci balenava nella sua mente da anni. Un debito, il ricordo di un’amicizia, e di un costante incoraggiamento di colpo mancato. L’occasione della prima di questo spettacolo, nel 2016, lo ha reso tangibile.

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